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1 ore fa

Confcommercio, Misery index risale ad aprile

(Teleborsa) - Il Misery Index Confcommercio di aprile sale a 10,3, otto decimi di punto in più su marzo. La stima dell’ultimo mese è sintesi di un deciso aumento del tasso dell’inflazione per i beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto (+4,3% dal +3,1% di marzo), e di una marginaleriduzione del tasso di disoccupazione esteso sceso al 5,6%. Sul versante del mercato del lavoro nel mese di aprile si valuta, secondo le nostre stime, un lieve aumento del numero di occupati, ed una contenuta riduzione delle persone in cerca d’occupazione. Dinamiche che porterebbero il tasso di disoccupazione ufficiale al 5,1%.Sul versante delle unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate, interessate dalle diverse forme d’integrazione salariale (CIG e FIS), si stima il permanere di una situazione di scarsa dinamicità, con un tasso di disoccupazione esteso che si dovrebbe attestare al 5,6%.Secondo le prime indicazioni ad aprile, l’inflazione dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto ha registrato, sulla spinta delle tensioni che interessano gli energetici, un’ulteriore brusca accelerazione salendo al 4,3% dal 3,1% di marzo, tornando a valori che non si registravano da fine 2023.Spinte al rialzo dei prezzi dovrebbero proseguire almeno fino a giugno, con i primi limitati segnali di trasferimento degli impulsi inflazionistici dall’energia ad altre filiere più direttamente colpite dall’aumento dei costi energetici. Situazione che, pur in presenza di un mercato del lavoro stabile, è destinata a determinare, nel breve periodo, un ampliamento dell’area del disagio sociale calcolata nella metrica del MIC.In termini prospettici, stante le difficoltà d’individuare un punto di svolta in una situazione internazionale molto complessa, i rischi maggiori sono spostati nella seconda parte dell’anno. Se al momento le conseguenze sull’attività economica appaiono contenute la mancata risoluzione del conflitto, con perduranti tensioni sui costi dell’energia e possibili problemi negli approvvigionamenti, rischia di trasformare i timori delle famiglie in concreti comportamenti restrittivi sui consumi con effetti negativi sulla crescita e sull’occupazione.
Fonte: Teleborsa