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46 minuti fa
Private debt, in Italia raccolta più che raddoppiata e investimenti a +62% nel primo semestre
(Teleborsa) - Il mercato italiano del private debt chiude il primo semestre 2026 con investimenti pari a 3.928 milioni di euro (+62% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente), raccolta a 1.082 milioni di euro (+138%) e ammontare investito a 3.928 milioni di euro (+62%) con 77 società finanziate (-5%). È quanto emerge dalla consueta ricerca di AIFI in collaborazione con CDP. I dati si riferiscono all'attività degli operatori attivi nel segmento del private debt, escluse le piattaforme di digital lending, i fondi di turnaround e le banche. L'analisi mette in luce le principali dinamiche di un mercato ancora giovane in Italia, ma in rapida espansione.La raccoltaNel primo semestre 2026 la raccolta totale si è attestata a 1.082 milioni di euro, in crescita del 138% rispetto ai 454 milioni dello stesso periodo del 2025 e valore più elevato rispetto all'intero 2025 (1.024 milioni). Il 77% dell'ammontare, pari a 835 milioni, è stato raccolto in occasione di primi closing. Gli operatori che hanno raccolto sono stati 11, contro gli 8 del primo semestre 2025, e il 95% delle risorse è risultato di origine italiana. Le principali fonti della raccolta indipendente sono state le banche (28%), i fondi pensione e le casse di previdenza (23%), il settore pubblico (15%), le assicurazioni (15%) e le fondazioni (9%).Gli investimentiNella prima parte del 2026 sono stati investiti 3.928 milioni di euro, in crescita del 62% rispetto ai 2.421 milioni del primo semestre 2025. Il numero di società finanziate è stato pari a 77, in lieve calo (5%) rispetto alle 81 dello stesso periodo dell'anno precedente. Il ticket medio per società è salito a 51,0 milioni di euro, con un incremento del 71% rispetto ai 29,9 milioni del primo semestre 2025. Escludendo le operazioni di ammontare pari o superiore a 100 milioni di euro, il ticket medio è stato pari a 18,1 milioni, in aumento del 24% rispetto ai 14,6 milioni del primo semestre 2025.Gli operatori internazionali hanno realizzato il 51% del numero di investimenti e il 92% dell'ammontare complessivo, con 3.612 milioni di euro investiti, in crescita dell'81% rispetto al primo semestre 2025. Gli operatori domestici hanno rappresentato il 49% del numero e l'8% dell'ammontare, pari a 316 milioni, in calo del 26%.Per tipologia di strumento, il 61% del numero di operazioni ha assunto la forma di finanziamento e il 33% quella di obbligazione o minibond; in termini di ammontare, le obbligazioni e i minibond hanno rappresentato il 53% e i finanziamenti il 46%. Quanto alla struttura finanziaria, per ammontare ha prevalso l'unitranche (44%), seguito dal senior debt (41%); per numero di investimenti, il senior debt ha inciso per il 51% e l'unitranche per il 30%. Guardando alle caratteristiche delle operazioni, lo schema di rimborso bullet è stato adottato nel 63% dei casi, l'amortizing nel 30% e il semi-bullet nel 7%. In termini di garanzie, il pegno su azioni è risultato la forma più diffusa (64%), seguito dal pegno su quote (26%), da altre garanzie (7%) e dalla garanzia dell'emittente (3%). La maturity media è stata pari a 2 anni e 9 mesi, mentre il tasso di interesse medio si è attestato all'Euribor più 5,70%. Il 52% delle operazioni è legato a meccanismi di margin ratchet o a obiettivi di sostenibilità. In termini di obiettivo, le operazioni di LBO hanno rappresentato il 36% dell'ammontare investito, seguite dal rifinanziamento del debito, con il 31%, e dalla crescita, con il 24%. In termini di numero, le operazioni finalizzate alla crescita interna o esterna hanno rappresentato complessivamente il 48% del totale, seguite dagli LBO, con il 29%, e dal rifinanziamento del debito, con l'11%.Con riferimento alle caratteristiche delle società oggetto di investimento, a livello geografico la prima regione resta la Lombardia, con il 53% del numero di società, seguita dal Veneto con l'8%; Emilia-Romagna e Piemonte si collocano entrambe al 7%. Con riferimento alle attività delle aziende target, al primo posto si trovano, entrambe con il 23%, le imprese dei beni e servizi industriali e quelle del comparto manifatturiero, seguite dall'ICT con il 16%. A livello di dimensione, il 46% delle società finanziate ha meno di 250 dipendenti e il 51% presenta un fatturato compreso tra 10 e 100 milioni di euro. Il livello di indebitamento delle società successivo all'operazione di private debt, infine, rimane contenuto: la leva finanziaria, misurata come rapporto tra debito netto ed EBITDA, risulta inferiore a 3,5x nel 46% dei casi e a 4,5x nel 77% dei casi.I commenti"Il private debt riveste un ruolo sempre più importante per l'economia del Paese, perché amplia le fonti di finanziamento a disposizione delle imprese e mette a loro disposizione risorse essenziali per sostenere investimenti, crescita e sviluppo - dichiara Innocenzo Cipolletta, Presidente AIFI - L'incremento dell'ammontare investito e della raccolta testimoniano una maggiore consapevolezza delle potenzialità di questo strumento, ormai riconosciuto come una componente rilevante e complementare del mercato dei capitali"."Dal 2018 ad oggi, CDP ha investito in oltre 20 fondi di debito mobilitando risorse pari a circa 3,8 miliardi di euro a favore di imprese in Italia e all'estero - dichiara Chiara Calibeo, Responsabile Finanziamenti PMI, Fondi di Investimento e Patrimonio Rilancio CDP - Il processo di selezione delle iniziative di investimento in fondi di debito diversificati, attraverso richiesta aperta rivolta ai gestori di fondi, continua a riscuotere ampio interesse da parte del mercato. Grazie, quindi, a un approccio fondato su elevati standard di selezione, qualità creditizia e coinvolgimento di investitori istituzionali, CDP contribuisce a rafforzare l'ecosistema del private debt come strumento strategico per la crescita dell'economia reale italiana".(Foto: Towfiqu barbhuiya on Unsplash)
Fonte: Teleborsa