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Paramount chiede una cauzione da 1,88 miliardi di dollari agli Stati che ostacolano la fusione con Warner Bros
(Teleborsa) - Paramount Skydance ha chiesto a un giudice statunitense di imporre a 12 Stati che contestano l’acquisizione di Warner Bros. Discovery una cauzione da 1,88 miliardi di dollari per coprire i costi legati al ritardo nella conclusione dell’operazione da 110 miliardi di dollari.Paramount deve infatti sostenere una penale di 7 milioni di dollari al giorno se la fusione non verrà completata entro il 30 settembre. La società sottolinea che il processo sulla contestazione degli Stati è previsto per marzo e che, considerando i tempi per la sentenza e il deposito delle memorie finali ad aprile, potrebbe arrivare a pagare circa 1,3 miliardi di dollari di costi non recuperabili legati al rinvio dell’operazione.Paramount ha inoltre evidenziato che l’approvazione dell’operazione da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense scadrà il 19 febbraio. La società vuole quindi che gli Stati depositino la cauzione per poter recuperare le perdite nel caso in cui il tribunale dia il via libera alla fusione, sostenendo che gli Stati dispongano di risorse sufficienti anche per una garanzia di tale entità.I costi potrebbero aumentare ulteriormente: Paramount ha già accumulato 1,7 miliardi di dollari di “ticking fees” fino al primo giugno e stima altri 190 milioni di dollari di costi finanziari aggiuntivi nel caso in cui la fusione venisse rinviata fino a giugno 2027. Queste commissioni erano state offerte da Paramount nell’ambito della sua proposta per acquisire Warner Bros.Alla fine di luglio, Paramount aveva accettato di sospendere l’acquisizione di Warner Bros. fino alla decisione del tribunale sulla causa intentata dagli Stati. La California e altri 11 Stati hanno fatto causa il 13 luglio, sostenendo che l’operazione creerebbe un colosso dei media con la capacità di aumentare i prezzi nel settore cinematografico e televisivo. Anche la Writers Guild of America ha presentato un ricorso contro la fusione.Il procuratore generale della California, Rob Bonta, ha respinto la richiesta di Paramount, sostenendo che le due società avevano accettato consapevolmente una costosa penale nel contratto di fusione. Secondo Bonta, Paramount aveva già concordato i tempi dell’operazione che ora contesta e starebbe cercando di ottenere una nuova possibilità per modificare le condizioni.La causa, depositata presso il tribunale federale di Oakland, rischia di compromettere il progetto dell’amministratore delegato di Paramount, David Ellison, di trasformare la società in un grande concorrente di Netflix e Disney.Paramount ha sottolineato che le autorità di regolamentazione di almeno 68 Paesi hanno già approvato la fusione o deciso di non contestarla dopo aver esaminato l’operazione. Secondo la società, le cause intentate dagli Stati rappresentano quindi l’unico ostacolo ancora rimasto al completamento dell'accordo.
Fonte: Teleborsa