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10 minuti fa
Webuild, nessuna richiesta di 22 miliardi di euro di extracosti al Governo
(Teleborsa) - Webuild, colosso italiano dell'ingegneria e delle costruzioni, smentisce di aver chiesto al governo 22 miliardi di euro per extra-costi sulle grandi opere infrastrutturali in Italia, dopo che stamattina un articolo de Il Fatto Quotidiano dà conto di una lettera inviata dai vertici al governo alla fine dello scorso luglio.Webuild parla di una "notizia destituita di ogni fondamento" e scrive in una nota che "le comunicazioni inviate alle istituzioni competenti - di carattere riservato, e delle quali la società non è la fonte delle anticipazioni odierne - riguardano obbligazioni contrattuali già maturate: crediti per lavori eseguiti e certificati ed anticipazioni contrattuali previste dalla legge"."Le riserve e le varianti, i 22 miliardi a cui si riferisce il titolo roboante dell'articolo apparso su Il Fatto Quotidiano, rappresentano invece il totale delle somme iscritte nei registri di contabilità lavori secondo le procedure previste dei contratti pubblici, e in larga parte già sottoposte ai Collegi Consultivi Tecnici, organi terzi previsti dalla legge e composti anche da membri designati dalla committente cui spetta ogni relativa determinazione - viene spiegato - Di tali importi, come era specificato, circa 13 miliardi corrispondono a riserve iscritte per lavorazioni già realizzate, il restante è una stima relativa ai lavori ancora da effettuare. Si tratta di dibattito contrattuale, non di crediti o di somme dovute o di ammontari iscritti a bilancio. Si tratta, peraltro, di una criticità che riguarda l'intero settore delle costruzioni italiane e non la sola Webuild, come segnalato pubblicamente anche da ANCE, l'associazione di categoria, in relazione agli effetti della revisione dei prezzi sui contratti pubblici in corso".La società ha "preso atto con favore che, nelle ultime settimane, RFI - ricevute dal MEF le necessarie risorse - avrebbe riavviato il pagamento delle fatture scadute, e che risulta in corso l'attuazione delle misure di ristoro previste dalla normativa emergenziale rimaste sinora inapplicate". "il tema non è mai stato il fondamento dei crediti, riconosciuti dagli organi competenti, ma la loro copertura finanziaria - viene sottolineato - Trattandosi di importi già iscritti e contabilizzati, l'incasso di quanto dovuto non ha prodotto né produce effetti sui risultati economici e finanziari della Società, ma trasforma crediti già esistenti in cassa disponibile".
Fonte: Teleborsa