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50 minuti fa

BTP Valore, UniCredit: test per la domanda retail dopo il recente sell-off

(Teleborsa) - L'emissione del BTP Valore dual tranche di questa settimana "fornirà un indicatore della domanda da parte degli investitori retail per i titoli di Stato nazionali, a seguito del recente sell-off" e sarà inoltre "interessante osservare la reazione degli investitori alle nuove caratteristiche del BTP Valore Insieme, elementi che potrebbero influenzare l'approccio del Tesoro alle future emissioni obbligazionarie". Lo afferma UniCredit in una nota sul tema.Viene fatto notare che la domanda per i BTP Valore si è mantenuta solida sin dal lancio di questa categoria di titoli da parte del Tesoro nel 2023. Nelle due operazioni più recenti, avvenute nell'ottobre 2025 e nel marzo 2026, il Tesoro ha collocato titoli per oltre 16 miliardi di euro. La domanda per la nuova emissione sarà sostenuta da un rendimento interessante: il rendimento del BTP a 5 anni, infatti, si colloca tuttora vicino al limite superiore del range registrato dall'inizio del 2013. Inoltre, secondo UniCredit, la recente volatilità sui mercati azionari potrebbe spingere gli investitori a realizzare i guadagni ottenuti sulle azioni, riallocando il capitale verso il mercato a reddito fisso. Va infine considerato che, con i depositi delle famiglie italiane ancora superiori a 1.000 miliardi di euro, vi è ampio margine per sottoscrivere i nuovi BTP Valore senza dover necessariamente liquidare altri investimenti. Infine, la presenza del nuovo BTP Valore Insieme potrebbe attrarre la domanda da parte di quegli investitori maggiormente interessati ai flussi di cassa complessivi, dato che il tasso cedolare del BTP Valore Insieme (22,25%) è superiore alla somma delle cedole del BTP Valore (20,30%), riflettendo un effetto di capitalizzazione implicita."Dato che l'offerta netta di titoli di Stato italiani si preannuncia ancora elevata per il prossimo anno - in un contesto caratterizzato dalla riduzione del portafoglio della BCE - il ruolo delle famiglie italiane nell'assorbimento delle nuove emissioni risulta fondamentale - spiega Francesco Maria Di Bella, FI Strategist di UniCredit - Esse rappresentano infatti una base di investitori stabile, meno sensibile alle notizie di mercato rispetto ad altre tipologie di investitori. In questo scenario, una forte domanda per la nuova emissione potrebbe essere un segnale positivo per l'intero mercato dei BTP, favorendo potenzialmente una contrazione dello spread rispetto ai titoli tedeschi".Nella sua ricerca UniCredit evidenzia che le famiglie e le società non finanziarie italiane hanno svolto un ruolo chiave nell'assorbimento dell'offerta di titoli di Stato nazionali, acquistandone per oltre 250 miliardi di euro tra il 2018 e la fine di luglio di quest'anno, una cifra pari a un terzo dell'offerta netta complessiva nello stesso periodo. Tali soggetti sono diventati particolarmente attivi a partire dal 2022, grazie a diversi fattori: rendimenti assoluti più elevati; il lancio di nuovi prodotti specifici; un quadro politico interno più stabile; un'ampia disponibilità di liquidità. Attualmente detengono il 16% del debito totale, la quota più alta dal 2013. Il miglioramento dei fondamentali macroeconomici e fiscali ha inoltre favorito la domanda da parte di investitori esteri, che dal 2018 hanno acquistato BTP per circa 300 miliardi di euro, arrivando a detenere, a luglio, oltre un terzo del totale dei titoli in circolazione. Le banche italiane hanno acquistato BTP per 100 miliardi di euro nel periodo considerato; tuttavia, a differenza di quanto osservato per le famiglie e gli investitori esteri, i loro acquisti non hanno mostrato una tendenza chiara. Per contro, i gestori di fondi, le compagnie assicurative e i fondi pensione nazionali hanno mantenuto le proprie posizioni pressoché invariate. Per entrambe le categorie, la quota detenuta (rispettivamente pari al 16% e al 13% a luglio) ha registrato una flessione.Lo stesso vale per l'Eurosistema, che ha iniziato a ridurre il portafoglio di titoli di Stato dell'area euro (EGB) con l'avvio del quantitative tightening (QT). La sua quota è scesa a circa il 20%, rispetto a un picco di quasi il 35% raggiunto alla fine del 2022. Tra il 2023 e luglio 2026, il portafoglio di titoli italiani detenuto dalla BCE si è ridotto di oltre 200 miliardi di euro. Tale importo, insieme alla nuova offerta netta (420 miliardi di euro), è stato in gran parte assorbito da investitori esteri, famiglie residenti e società non finanziarie, che nel periodo in esame hanno acquistato titoli di Stato italiani per un valore superiore a 600 miliardi di euro.
Fonte: Teleborsa