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22 minuti fa

Operatori fintech non vigilati: la fotografia Bankitalia

(Teleborsa) - Nel 2026 si è svolta la seconda Indagine della Banca d’Italia sugli operatori Fintech “non vigilati”, con l’obiettivo di approfondire le caratteristiche, i modelli di business, le tecnologie utilizzate, le prospettive di crescita e le principali difficoltà incontrate dalle aziende che offrono servizi innovativi nel settore finanziario senza essere sottoposte alla vigilanza delle autorità di controllo. L’indagine, riferita al 2025, ha coinvolto 157 imprese (47% delle 336 aziende individuate) e la partecipazione è stata volontaria. I risultati - viene precisato - "non sono quindi rappresentativi dell’intero settore".L’indagine rileva un settore tecnologicamente avanzato e sempre più integrato con il sistema finanziario tradizionale, ma ancora caratterizzato da dimensioni economiche limitate. La sfida per le Fintech non è soltanto sviluppare soluzioni innovative, ma riuscire a finanziarle, portarle sul mercato e trasformarle in attività sostenibili e capaci di crescere.In linea generale, quel che emerge è coerenti e in continuità con quanto già osservato nella precedente rilevazione, in particolare: Un ecosistema di Imprese giovani e di piccole dimensioni, con una presenza femminile ancora contenuta. Il 49% delle imprese è stato costituito tra cinque e dieci anni fa, il 93% ha meno di 100 dipendenti; le dimensioni economiche restano contenute: il 44% delle imprese registra un fatturato Fintech inferiore a 200.000 euro. Il 67% ha sede legale nel Nord Italia. Nel 29% delle società non vi sono donne tra gli addetti alle attività Fintech.Prevalgono i servizi alle imprese e si rafforzano le collaborazioni con il sistema finanziario tradizionale. Il 73% dei rispondenti opera prevalentemente secondo un modello business-to-business (B2B). Le attività si concentrano nei servizi di supporto al settore finanziario — tra cui RegTech, open banking e sicurezza informatica — oltre che nel credito e nei pagamenti. Il 66% collabora con almeno un intermediario vigilato (era il 60% della precedente rilevazione), a conferma della complementarità tra questi operatori e il sistema finanziario tradizionale.Intelligenza artificiale e nuovi prodotti sostengono l’innovazione; prosegue l’apertura ai mercati esteri. L’intelligenza artificiale è la tecnologia più diffusa. È utilizzata dal 70% delle imprese e rappresenta la tecnologia principale per il 29%; le soluzioni adottate riguardano gli agenti autonomi, l’AI predittiva e l’AI generativa. Tra le strategie aziendali, il 61% delle imprese dichiara un orientamento al lancio di nuovi prodotti nel 2026, mentre solo il 10% sceglie di mantenere stabile la propria offerta. Il 28% delle aziende opera già all’estero e il 30% prevede di farlo in futuro, con l’Europa come principale area di interesse (87%).Finanziamento e accesso al mercato restano snodi cruciali per la crescita del settore. I mezzi propri rappresentano la principale fonte di finanziamento per l’84% dei rispondenti; meno frequente è il ricorso al credito bancario e al venture capital. Il 64% investe annualmente meno di 200.000 euro in prodotti e servizi innovativi. La complessità delle procedure di acquisto dei grandi clienti è l’ostacolo di maggior rilievo all’ampliamento delle attività, seguito dall’integrazione dei dati, dai requisiti regolamentari e dalla disponibilità di competenze tecniche. Il 26% delle imprese ha interrotto almeno un progetto nell’ultimo anno, rispetto al 16% della precedente rilevazione, principalmente per la mancanza di risorse finanziarie e lo scarso interesse del mercato.La regolamentazione contribuisce alla fiducia, ma comporta oneri e tempi di accesso al mercato. Il quadro normativo può rafforzare la fiducia nei rapporti con clienti e partner vigilati. Al tempo stesso, il 56% dei rispondenti ne valuta negativamente l’impatto sui costi operativi e il 50% sui tempi di immissione sul mercato di prodotti e servizi; gli effetti sono ritenuti meno sfavorevoli per lo sviluppo tecnologico e la definizione del modello di business. Anche tra gli operatori che segnalano criticità, il 70% ritiene comunque necessari i vincoli previsti dalla normativa vigente. La gestione della conformità normativa (compliance) è affidata prevalentemente a consulenti esterni (53%) o a una combinazione di risorse interne ed esterne (29%); solo il 13% utilizza esclusivamente risorse interne mentre il 5% non dispone di presidi dedicati.
Fonte: Teleborsa