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1 ore fa
Celia (Euronext): gap industriale UE-USA affonda le radici nelle scelte di struttura del capitale
(Teleborsa) - "È riconosciuta oramai questa diversa propensione delle imprese europee a utilizzare strumenti di finanza straordinaria, in particolare strumenti di finanza offerti dal mercato dei capitali. Questo gap non è più solo un gap finanziario, ma è dimostrato essere un limite alla crescita, all'innovazione, alla competitività dell'intero sistema economico". Lo ha detto Patrizia Celia, Head of Large Caps, Investment Vehicles Italy di Euronext, intervenendo alla conferenza organizzata da Euronext al Salone del Risparmio, il più grande evento europeo dedicato al risparmio gestito e ai mercati finanziari, organizzato da Assogestioni dal 5 al 7 maggio all'Allianz MiCo di Milano."Le imprese europee soffrono nei confronti delle imprese americane in termini di crescita, di dimensione, di capacità di investimento, di ritorno sul capitale e soprattutto in termini di finanziamento degli investimenti in innovazione - ha spiegato - Questo gap industriale affonda le sue radici in quelle scelte di struttura del capitale che vedono le imprese europee fare troppo affidamento sul finanziamento bancario. Le impresse americane fanno affidamento per circa l'80% su strumenti offerti dal mercato dei capitali in cui emettono obbligazioni e si quotano in Borsa, mentre solamente per il 20% sul classico finanziamento bancario"."Siamo alla situazione completamente opposta per l'Europa e per l'Italia - ha sottolineato Celia - Per di più in Europa c'è anche un sbilanciamento tra le fonti di finanziamento a breve termine e gli investimenti a lungo termine, che vengono accentuati dalle transizioni digitali e dalle transizioni ecologiche a cui stiamo assistendo a livello globale"."La finanza tradizionale da sola non basta ed è qui che la quotazione in Borsa torna al centro delle strategie di crescita e delle politiche industriali dell'Unione europe - ha spiegato - L'EU è intervenuta innanzitutto andando a semplificare la vita delle società quotate, facilitando l'accesso al mercato dei capitali per le grandi le medie e le piccole imprese, ma poi è intervenuto anche il legislatore domestico con la Legge Capitali"."L'offerta di capitali non è sufficiente se dall'altra parte non c'è una domanda di capitale delle imprese adeguata - ha sostenuto Celia - E qui intervengono le misure della Savings and Investments Union (SIU), che da un lato puntano all'efficientamento dell'industria dell'asset management e dall'altro vogliono agevolare le aggregazioni dei fondi pensione che sono troppo piccoli in Europa rispetto a quello che dovrebbe essere la necessità di investimento, ma anche andare a liberare capitale di investimento delle assicurazioni che oggi scontano dei capitali di assorbimento più alti quando fanno investimenti in azioni; e poi c'è tutto il filone dell'educazione finanziaria sul retail perché il retail europeo non è meno ricco del retail americano ma è solo troppo prudente nell'allocazione dei suoi risparmi. Questa eccessiva prudenza si tramuta nel lungo termine in perdita della ricchezza del potere di acquisto dei propri risparmi".Guardando all'Italia, "l'iniziativa del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (FNSI) punta a stimolare l'industria dell'asset management domestica, perché siamo stati forse anche troppo bravi ad attrarre gli investitori internazionali: nel FTSE MIB il 90% degli investitori istituzionali sono investitori internazionali, ma quando diminuisce la dimensione - perché gli investitori per normativa e per prassi investono in large cap e titoli liquidi - diminuisce anche la loro contribuzione alla liquidità delle imprese di media e di piccola dimensione, quindi quel 90% scende al 63% sulle small cap quotate sul mercato regolamentato e addirittura al 50% sulle small cap".
Fonte: Teleborsa