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Economia
48 minuti fa
Ricerca Matematica: un contributo di 680 miliardi di euro all'economia italiana, pari al 34% del PIL
(Teleborsa) - La Matematica ha da sempre orientato lo sviluppo umano e, nella società digitale di oggi, il suo ruolo è diventato centrale: le sue applicazioni non si limitano a fisica e ingegneria, ma abbracciano biologia, medicina, economia, scienze sociali e ambientali, ricorrendo oggi a modelli sempre più sofisticati. È alla base degli algoritmi che muovono il web, del sequenziamento del genoma, della trasmissione dei dati e della moderna Intelligenza Artificiale (IA).In Italia, questa centralità si traduce in un contributo occupazionale di 8,4 milioni di posti di lavoro, ed un contributo al PIL per circa 680 miliardi di euro.Questi sono alcuni dei principali risultati che emergono dallo studio "L'impatto economico della Ricerca Matematica in Italia", realizzato da Deloitte Economics su incarico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dell'Unione Matematica Italiana (UMI) per quantificare in modo indipendente il contributo della Ricerca Matematica al sistema economico del Paese. Il report già illustrato lo scorso maggio presso il CNR, sarà al centro del dibattito in occasione dell'incontro "Non solo numeri: la matematica, un motore per l'economia", promosso dall'Università Cattolica del Sacro Cuore campus di Brescia, in collaborazione con la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Ateneo, martedì 15 settembre alle ore 17, che ne porterà i risultati all'attenzione di un pubblico accademico, istituzionale e imprenditoriale."La matematica è il linguaggio con cui leggiamo il mondo: ci permette di costruire modelli, interpretare fenomeni complessi e formulare previsioni, ed è quindi naturale che abbia un impatto profondo sull’economia e sulla società", dichiara Claudio Giannetti, Preside della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali. "In una fase storica in cui affidiamo all’intelligenza artificiale una parte crescente dei processi di analisi, educare alla matematica, alla logica e al ragionamento critico diventa ancora più importante. Solo investendo con convinzione nella formazione, nella ricerca matematica e nelle sue applicazioni potremo preparare generazioni capaci non di subire le nuove tecnologie, ma di comprenderle, guidarne lo sviluppo e metterle al servizio del progresso economico, sociale e scientifico del Paese".Un contributo economico e occupazionale di ampia portataIl contributo economico diretto della Ricerca Matematica ammonta a 308,5 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 221 miliardi di impatto indiretto, generato lungo le filiere produttive attraverso gli scambi di beni e servizi tra imprese, e 150 miliardi di impatto indotto, legato alla spesa dei lavoratori coinvolti nell'ecosistema. Il totale, pari a 680 miliardi di euro. Per ogni euro di impatto diretto, lo studio stima un ritorno di 1,2 euro aggiuntivi in termini indiretti e indotti. Un andamento analogo si osserva sul fronte occupazionale, dove la Ricerca Matematica sostiene direttamente 2,7 milioni di posti di lavoro, ai quali si sommano 3,2 milioni derivanti dall'impatto indiretto e 2,5 milioni dall'impatto indotto, per un totale di 8,4 milioni di posti di lavoro, pari al 35% dell'occupazione italiana. A completare il quadro, il contributo al gettito fiscale è stimato in 296 miliardi di euro, composto da 134 miliardi di IVA, 75 miliardi di contributi sociali a carico dei datori di lavoro, 58 miliardi di imposta sul reddito dei dipendenti e la restante quota da imposte sulle società e contributi previdenziali a carico dei lavoratori. I settori che beneficiano maggiormente in termini diretti sono la programmazione e consulenza informatica, gli studi di architettura e ingegneria, la consulenza gestionale e legale, l'istruzione e le costruzioni.La Matematica come leva di competitività per le economie avanzateLo studio inserisce la Ricerca Matematica anche in una prospettiva comparata a livello internazionale. Analizzando il legame tra le competenze matematiche di un paese, misurate attraverso il punteggio ottenuto al Programme for International Student Assessment (PISA), e due indicatori chiave di competitività, emerge una correlazione positiva sia con il PIL pro-capite (77%) sia con la produttività oraria del lavoro (73%). Nello specifico, i paesi con risultati migliori nei test di matematica tendono a generare più ricchezza e a produrre di più a parità di tempo lavorato. In Italia, questa centralità si riflette nell'intensità con cui diversi settori economici fanno uso della Ricerca Matematica: gli studi di architettura e ingegneria (71,9%), la programmazione e consulenza informatica (65,1%), la ricerca scientifica e sviluppo (53%), i servizi finanziari e assicurativi ausiliari (47,2%) e le telecomunicazioni (44,3%) risultano i comparti a maggiore intensità di utilizzo, a conferma di come la Matematica sia ormai un fattore abilitante trasversale, dall'intelligenza artificiale alla gestione del rischio finanziario, fino alla progettazione industriale. "Questi risultati dimostrano come la ricerca matematica rappresenti un asset strategico fondamentale per la competitività del nostro paese", dichiara Marco Vulpiani, Senior Partner e Head of Deloitte Economics. "La matematica ha infatti un ruolo fondamentale nella nostra economia sia in termini di impatti socio-economici che in termini di posizionamento strategico. Dall’analisi emerge come indicatori che esprimono la competitività economica, come il Pil pro-capite e la produttività del lavoro siano positivamente correlati con le conoscenze matematiche. In un'economia globale sempre più basata su dati, intelligenza artificiale e ottimizzazione dei processi, la capacità di sviluppare e applicare ricerca matematica avanzata rappresenta quindi un fattore critico di sviluppo. L'impatto trasversale della matematica su settori eterogenei suggerisce che gli investimenti nella ricerca matematica sono in grado di generare esternalità positive diffuse, amplificando ulteriormente il ritorno sull'investimento pubblico". Investimenti in Ricerca sotto la media europeaA questo andamento positivo si contrappone tuttavia un divario significativo sul fronte degli investimenti: l'Italia destina alla ricerca e sviluppo solo l'1,3% del PIL, a fronte di una media europea del 2,26%, un gap confermato anche guardando alla sola componente universitaria e alla spesa pubblica in istruzione, dove l'Italia si colloca costantemente all'ultimo posto tra i principali paesi europei considerati ( Francia, Germania, Spagna e Olanda) sia per il livello terziario sia per l'insieme dei livelli di istruzione dal pre-primario al terziario. Ricerca di eccellenza, un gap nel trasferimento tecnologicoNonostante gli investimenti in ricerca siano più bassi della media europea, sul piano della produzione scientifica, l'Italia ottiene risultati di assoluto rilievo: nel confronto con Francia, Germania, Spagna e Olanda, si colloca al primo posto per produttività degli autori nelle pubblicazioni di ambito matematico, con quasi 200 pubblicazioni ogni 1.000 autori, e al secondo posto per numero di citazioni ricevute, con circa 89 mila citazioni medie annue. Più contenuto risulta invece il collegamento tra ricerca e innovazione applicata: l'Italia si colloca all'ultimo posto tra i cinque paesi analizzati per collaborazione tra università e imprese nelle discipline matematiche, con solo il 3,4% delle pubblicazioni realizzate insieme a un coautore corporate o industriale, circa la metà rispetto a Germania e Olanda. Lo stesso divario emerge sul fronte dei brevetti, dove l'Italia registra poco più di 2 citazioni ricevute da brevetti ogni 1.000 autori, a fronte delle oltre tre di Germania, Olanda e Francia: un segnale della minore propensione, rispetto a questi paesi, a utilizzare le pubblicazioni scientifiche come base per lo sviluppo di brevetti e, più in generale, del trasferimento tecnologico dalla ricerca accademica al sistema produttivo. L’IA, nuova frontiera della Ricerca MatematicaL’IA rappresenta oggi una delle applicazioni più rilevanti della Ricerca Matematica, di cui costituisce il fondamento teorico, e un fattore di crescita sempre più rilevante per il sistema Italia. Secondo stime Censis-Confcooperative, entro il 2035 potrebbe generare un incremento del PIL nazionale dell'1,8%, pari a circa 38 miliardi di euro, mentre l'adozione dell'IA generativa potrebbe portare la produttività del Paese a crescere fino al 18,2% nei prossimi quindici anni, a fronte di una flessione dell'1% registrata tra il 1995 e il 2023. La diffusione nelle imprese italiane accelera rapidamente: nel 2025 il 16,4% delle aziende con almeno dieci addetti utilizza già almeno una tecnologia di IA, contro l'8,2% del 2024, con le grandi imprese che raggiungono il 53,1% e le PMI che raddoppiano al 15,7%. Il pieno sfruttamento di queste opportunità resta tuttavia legato al rafforzamento delle competenze: nel 2024 i laureati in discipline STEM sono saliti a 18 ogni 1.000 residenti tra i 20 e i 29 anni, ma le competenze...
Fonte: Teleborsa