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1 ore fa

Banche centrali e fondi sovrani sempre più orientati verso l'oro: declino strategico del dollaro come riserva

(Teleborsa) - Nonostante il forte rialzo di valore, i gestori delle riserve restano rialzisti sull'oro: un netto 30% dei rispondenti prevede di aumentare la propria allocazione nei prossimi uno-due anni, mentre il 61% si attende che il prezzo si stabilizzi tra 5.000 e 6.000 dollari l'oncia entro giugno 2027. Solo il 28% ritiene che gli attuali livelli di prezzo scoraggino ulteriori acquisti. È una delle indicazioni emerse dal rapporto Global Public Investor 2026 di OMFIF, basato su un sondaggio condotto su 90 istituzioni ufficiali - 74 banche centrali e 16 fondi pensione pubblici e sovrani, con oltre 10mila miliardi di dollari di asset gestiti - che fotografa un mondo in cui la volatilità geopolitica non è più una fase transitoria, ma una condizione strutturale da gestire. La motivazione è infatti sempre più strategica che puramente finanziaria: la protezione dal rischio geopolitico è citata dal 51% dei rispondenti, in crescita dell'11% rispetto al 2024, mentre l'incertezza sul sistema monetario internazionale resta un altro driver rilevante. Significativo anche un altro dato: per la prima volta da quando il GPI ha iniziato a rilevare le intenzioni di lungo periodo delle banche centrali nel 2023, sono più numerosi i gestori delle riserve che prevedono di ridurre le proprie disponibilità in dollari nei prossimi dieci anni rispetto a quelli che intendono aumentarle. L'82% delle banche centrali detiene oggi oro fisico in portafoglio.Quasi l'80% dei gestori delle riserve ritiene che il sistema monetario globale si stia muovendo verso una struttura multipolare, creando un'opportunità per l'Europa di espandere il ruolo internazionale dell'euro. Tuttavia, l'assenza di un asset sicuro denominato in euro ampio, liquido e omogeneo continua a limitarne l'attrattiva rispetto al dollaro. Tra i gestori delle riserve per cui la questione è rilevante, il 55% dichiara che un'emissione permanente e su larga scala da parte dell'Unione Europea aumenterebbe la propria disponibilità a detenere asset di riserva denominati in euro. La capacità dell'Europa di intercettare la domanda in allontanamento dal dollaro dipenderà quindi dalla capacità dei policy-maker di approfondire i mercati dei capitali e fornire la scala e la liquidità richieste dagli investitori ufficiali.Il conflitto in Medio Oriente è ora la preoccupazione geopolitica più citata, selezionata dall'85% dei rispondenti, un cambiamento netto rispetto al 2025, quando a dominare il panorama del rischio erano i dazi e la protezione commerciale. I gestori delle riserve stanno rispondendo a un insieme di pressioni più ampio e interconnesso, in cui conflitto, incertezza politica e disruzione dei mercati energetici si riflettono sempre più su inflazione, tassi di interesse e stabilità finanziaria, fattori che, nel loro insieme, contribuiscono a spiegare anche la crescente preferenza per l'oro come bene rifugio rispetto al dollaro.
Fonte: Teleborsa