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59 minuti fa
Sicurezza, Marini: "Sei milioni di edifici a rischio crollo, il 60% anteriore al 1970"
(Teleborsa) - L'Italia è di fronte ad un'emergenza strutturale silenziosa ma rilevante: si stima che ben 6 milioni di edifici siano rischio crollo. Il 60% del patrimonio edilizio, infatti, è stato realizzato prima del 1970 e oltre la metà delle strutture sono collocate in zona sismica. L'allarme è stato lanciato da Emiliano Marini, ingegnere strutturista esperto in consolidamento del costruito esistente, che ha messo in luce il divario crescente tra la capacità progettuale del Paese e la sua cultura della manutenzione.Marini ha evidenziato come le strutture moderne, frutto di un'ottimizzazione spinta dei materiali e dei calcoli, presentino margini di tolleranza significativamente inferiori rispetto alle costruzioni antiche. "Le strutture antiche sono robuste e tolleranti. Quelle moderne sono efficienti e performanti", spiega l'ingegnere, sottolineando che il sovradimensionamento tipico dell'edilizia storica si è tradotto in un margine di sopravvivenza millenario, mentre le opere contemporanee funzionano nei limiti del progetto.I dati di settore confermano la centralità della manutenzione programmata: secondo un'analisi di IBM, la manutenzione preventiva consente una riduzione dei costi compresa tra il 20% e il 30% e dimezza i tempi di fermo rispetto agli interventi correttivi, mentre la vita utile degli asset si allunga del 25-40% con una corretta programmazione degli interventi. Marini cita anche il caso emblematico del Ponte Morandi. "Il problema - afferma - non è stato solo tecnico, ma anche gestionale: monitoraggio insufficiente, interventi manutentivi non adeguati e sottovalutazione dei segnali di deterioramento".Sul fronte del patrimonio storico, le fragilità sono di segno diverso ma non meno urgenti: il 40% degli edifici richiede consolidamenti antisismici immediati, contro il 15% degli edifici moderni. Gli edifici costruiti secondo gli Eurocodici mostrano una resilienza sismica superiore del 40% rispetto a quelli storici. Gli strumenti tecnologici per invertire la rotta sono già disponibili: sensori IoT, monitoraggio strutturale in tempo reale, modellazione digitale tramite BIM e sistemi CMMS per la gestione predittiva, con una riduzione dei guasti stimata al 45% e un'ottimizzazione dei costi del 25%. "Il vero salto di qualità non è tecnologico, ma culturale: passare da una logica di intervento a posteriori a una logica di prevenzione, basata su monitoraggio continuo e manutenzione predittiva, conclude Marini, ribadendo "la differenza tra una struttura che dura trent'anni e una che ne dura cento non è solo nella qualità del progetto iniziale, ma nella capacità di accompagnarla lungo tutto il suo ciclo di vita".
Fonte: Teleborsa