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Economia
50 minuti fa

Risparmio diventa sinonimo di protezione. Il 63% degli italiani preferisce la liquidità

(Teleborsa) - L'Italia, pur continuando a vivere una condizione di incertezza a causa della crisi inflazionistica innescata dalle vicende geopolitiche, ha recuperato fiducia nel futuro, seppur in modo parziale e non consolidato. Si attenuano le difficoltà percepite a livello personale, mentre persistono l’incertezza e lo scontento alimentati dalla debolezza dello scenario economico, da aspettative collettive negative e dalle profonde trasformazioni demografiche e familiari. Si amplia così la distanza tra la relativa stabilità della propria condizione e la valutazione, decisamente più critica, del contesto esterno.E' quanto emerge dalla consueta indagine realizzata dall'ACRI in collaborazione con Ipsos Doxa sulle abitudini di risparmio degli italiani, pubblicata in occasione della 102a Giornata Mondiale del Risparmio. "Il risparmio nella società che cambia" è il tema scelto quest'anno e mette in luce il ruolo del risparmio rispetto alle transizioni strutturali che, in maniera sempre più evidente, hanno trasformato e continuano a trasformare la composizione e il tessuto sociale del nostro Paese con forti ripercussioni da un punto di vista economico.Il risparmio diventa uno strumento di protezioneCambia l’atteggiamento degli italiani verso il risparmio e si consolida sempre più la percezione di quest’ultimo come strumento di protezione, piuttosto che come strumento di progettazione per il futuro. Nel 2026, la tutela individuale si conferma la funzione più associata al risparmio. D’altra parte, resta alta, seppure in calo rispetto allo scorso anno, la funzione del risparmio come motore di sviluppo per il Paese (54%) e come forma di tutela per l’economia nazionale (53%). A queste si aggiunge la funzione del risparmio come opportunità di inclusione sociale (44%).Il risparmio come opportunità di formazione Quando si passa alle possibili applicazioni concrete, la dimensione collettiva del risparmio emerge con maggiore chiarezza. Alla domanda su come utilizzarlo per ridurre le disuguaglianze, il 37% degli italiani indica al primo posto la formazione: in particolare, l’accesso a migliori opportunità educative, la riqualificazione della forza lavoro e le attività extrascolastiche. La formazione viene quindi riconosciuta come un investimento capace di ampliare le opportunità e sostenere l’autonomia delle persone. Anche sul versante delle condizioni che possono rendere il risparmio più inclusivo e accessibile, la risposta più citata riguarda la formazione.Il risparmio come integrazione al welfareLa natura di protezione del risparmio emerge ancor più chiaramente alla luce delle trasformazioni demografiche e sociali in corso - invecchiamento della popolazione, calo delle nascite, equilibri tra generazioni - che portano in primo piano i bisogni legati al welfare pubblico. Il ruolo del risparmio come forma di integrazione del welfare pubblico è colto dal 75% degli italiani soprattutto in termini di sanità e cure mediche (45%) e secondariamente in termini di assistenza a lungo termine per anziani e non autosufficienti (25%), e in termini previdenziali (25%).Risparmiare senza rinunceStabile la quota di italiani in grado di risparmiare senza dover fare troppe rinunce (45%), mentre si ridimensiona il numero di quanti vedono nel risparmio una fonte di tranquillità. Cresce la quota di chi privilegia il presente e sceglie di godersi la vita senza preoccuparsi troppo del futuro. A fronte della stabilità della quota di chi consuma interamente il proprio reddito, pari al 37%, torna a crescere leggermente la percentuale di chi riesce ad accantonarne una parte, dal 41% del 2025 al 44% del 2026.Gestione finanziaria sempre prudenteGli italiani continuano a propendere per una gestione finanziaria improntata alla prudenza. Il 63% mantiene i risparmi liquidi, mentre il 26% ne investe una piccola parte e l’8% dichiara di averne investito la maggior parte. Anche quando si sceglie di investire, prevalgono finalità protettive e progettuali rispetto alla sola ricerca di rendimento. L’investimento viene quindi interpretato soprattutto come uno strumento al servizio della sicurezza e dei progetti di vita.Ottimismo sulla situazione personale, meno sul quadro generale Il 2026 è caratterizzato da un quadro economico ancora debole, in continuità con la connotazione di incertezza che aveva caratterizzato lo scorso anno, ma quest'anno emerge una sempre maggiore divergenza tra la valutazione della propria situazione economica personale, nel complesso buona, e quella locale, nazionale e internazionale. Sono soprattutto i più giovani, la GenZ, a mostrare il maggiore ottimismo riguardo alle prospettive economiche personali - il saldo tra miglioramento e peggioramento raggiunge +55 punti percentuali rispetto ai -12 punti degli over 65 - ma uno scarso ottimismo rispetto alle prospettive economiche generali.Il ripiegamento sulla sfera personale non determina, tuttavia, un arretramento generalizzato della solidarietà. Il 63% degli italiani effettua donazioni, sebbene non sempre con regolarità, mentre circa un italiano su due destina il 5 per mille agli enti del Terzo settore. Il 53% svolge attività di volontariato e il 51% ha partecipato ad attività, incontri o eventi promossi dal Terzo settore.Si osserva anche un recupero di fiducia nell’Unione Europea, con una tendenza che si inverte rispetto allo scorso anno: la fiducia passa dal 38% al 42%. Si conferma anche la percezione che un’uscita dall'UE sarebbe un grave errore per il 57% degli italiani, mentre arretra ancora la soddisfazione per l’euro, che si attesta al 31%. Tuttavia, la GenZ conferma fiducia nella moneta unica: il 47% si dichiara soddisfatto.
Fonte: Teleborsa