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41 minuti fa
Barclays: mercati sotto pressione tra AI e petrolio
(Teleborsa) - Le preoccupazioni per gli investimenti nell'intelligenza artificiale (AI) e il rialzo dei prezzi dell'energia stanno condizionando i mercati finanziari, nonostante risultati aziendali ancora solidi e indicatori economici che segnalano una crescita resiliente. È quanto emerge dall'ultimo rapporto Global Economics Weekly di Barclays, secondo cui le pressioni inflazionistiche legate all'energia potrebbero spingere le banche centrali verso ulteriori rialzi dei tassi, anche se Federal Reserve, Banca centrale europea e Bank of Japan dovrebbero mantenere invariati i tassi nelle riunioni della prossima settimana.I timori sugli investimenti nell'AI prevalgono sui solidi risultati aziendaliLa stagione delle trimestrali sta mettendo alla prova la fiducia degli investitori nel settore dell'intelligenza artificiale. Secondo Barclays, se in passato risultati superiori alle attese erano sufficienti a dissipare i dubbi sul comparto, ora il mercato presta maggiore attenzione alla sostenibilità degli ingenti investimenti necessari per sviluppare le infrastrutture AI.Le preoccupazioni si sono intensificate dopo i risultati di Meta. Sebbene i conti del terzo trimestre abbiano superato le attese, la società ha rivisto al rialzo le previsioni di spesa in conto capitale, portandole a 135-145 miliardi di dollari. Per finanziare gli investimenti prevede di emettere una nuova classe di azioni senza diritto di voto. Inoltre, ha registrato un flusso di cassa libero negativo per 2,1 miliardi di dollari, il primo deficit di questo tipo in oltre un decennio.Per Barclays, i risultati delle prossime settimane saranno determinanti per capire se le preoccupazioni sulla sostenibilità del ciclo di investimenti nell'AI si attenueranno oppure continueranno a pesare sui mercati. Tra le società attese alla prova dei conti figurano Alphabet, Microsoft, Amazon, Intel, SK Hynix e Samsung.Il petrolio alimenta le preoccupazioniLe incertezze sull'AI si sommano al rialzo dei prezzi energetici e alle relative conseguenze sull'inflazione. Venerdì il Brent ha raggiunto 116 dollari al barile, il livello più alto dal picco di fine aprile.Secondo Barclays, l'intensificazione degli attacchi degli Houthi contro l'Arabia Saudita, le persistenti aggressioni alle petroliere e l'incertezza sulle possibili mosse dell'amministrazione statunitense dopo le elezioni di metà mandato stanno alimentando un significativo premio geopolitico sul prezzo del petrolio. Il calo delle scorte contribuisce inoltre a mantenere i rischi orientati al rialzo nel breve periodo.Le tensioni si riflettono anche sul mercato del gas: i prezzi europei di riferimento TTF rimanevano sopra i 90 euro per megawattora al momento della pubblicazione del report. Anche i margini di raffinazione si mantengono ben al di sopra della media storica.L'aumento dei costi energetici accresce il rischio di una nuova accelerazione dell'inflazione, sia attraverso la componente energetica sia tramite effetti indiretti sugli altri prezzi al consumo, complicando il compito delle banche centrali.I titoli di Stato beneficiano della ricerca di sicurezza, ma la Francia è sotto pressioneLe preoccupazioni per il settore tecnologico hanno favorito una riduzione dei rendimenti dei principali titoli di Stato, sostenuti dalla domanda di beni rifugio. Negli Stati Uniti, il rendimento dei Treasury decennali è sceso al 5% a fine settimana, dal 5,1% precedente.Secondo Barclays, il movimento riflette soprattutto uno spostamento delle preoccupazioni degli investitori: dai rischi di inflazione verso quelli di un rallentamento della crescita. In caso di ridimensionamento delle aspettative sull'AI, i titoli governativi potrebbero tornare a svolgere una funzione di copertura rispetto alle perdite azionarie.Esiste tuttavia un elemento di vulnerabilità. Le aspettative di crescita alimentate dall'AI avevano contribuito a sostenere la fiducia nella capacità delle economie di gestire gli elevati livelli di debito pubblico. Un rallentamento economico potrebbe invece ampliare i deficit e aumentare il fabbisogno di emissioni, limitando la capacità dei titoli di Stato di proteggere i portafogli.In Europa, la pressione si è concentrata soprattutto sulla Francia. Mentre i titoli di Stato statunitensi, giapponesi e tedeschi hanno beneficiato della domanda di sicurezza, il rendimento dei titoli francesi OAT ha raggiunto il 5% per la prima volta dal 2002. Lo spread rispetto ai Bund tedeschi ha superato temporaneamente i 170 punti base.Barclays riconduce la debolezza francese anche alle specifiche vulnerabilità politiche del Paese e sottolinea che, in uno scenario di peggioramento della crescita globale, resta incerto quali titoli sovrani possano offrire una copertura efficace e in quale misura.I PMI di ottobre indicano una crescita ancora resilienteGli indicatori congiunturali continuano a segnalare una tenuta dell'attività economica, sostenendo le aspettative di persistenti pressioni inflazionistiche.Negli Stati Uniti, l'indice composito preliminare PMI di S&P Global è rimasto sostanzialmente stabile a 57,6 punti in ottobre, con il manifatturiero a 56 e i servizi a 57,9. Per Barclays, questi livelli sono coerenti con una crescita superiore al potenziale anche all'inizio del quarto trimestre.Nel Regno Unito, il PMI composito è salito a 53,1 punti dai 52 di settembre, sostenuto anche dalle vendite legate agli investimenti nell'AI e dalla domanda di servizi tecnologici.Nell'area euro, invece, l'indice è sceso di 1,2 punti, a 51,9, indicando un rallentamento sia nei servizi sia nel manifatturiero, pur rimanendo in territorio espansivo. Le pressioni sui costi degli input sono aumentate, mentre gli indicatori dei prezzi di vendita hanno rallentato, segnalando che le imprese continuano a subire una compressione dei margini.La prossima settimana, i dati sul PIL del terzo trimestre e sull'inflazione statunitense saranno determinanti per valutare la tenuta della crescita e l'evoluzione delle pressioni sui prezzi.Barclays prevede per gli Stati Uniti una crescita annualizzata del PIL del 2,6% nel terzo trimestre, contro il 3% atteso dal consenso, pur sottolineando l'elevata incertezza della stima. Per settembre, la banca stima un aumento mensile dello 0,35% dell'indice core PCE, che esclude alimentari ed energia, corrispondente a un incremento annuo del 3,1%.Per l'area euro, Barclays prevede invece una crescita del PIL dello 0,3% su base trimestrale, in rallentamento rispetto al secondo trimestre ma sostanzialmente in linea con il potenziale dell'economia.Le banche centrali alzeranno i tassi, anche se non la prossima settimanaBarclays prevede che la Federal Reserve mantenga i tassi nell'intervallo 3,75%-4% nella riunione del 28 ottobre, nonostante il rafforzamento delle ragioni a favore di una stretta monetaria.I dati sull'inflazione al consumo e alla produzione di settembre indicano che le pressioni sui prezzi non si sono ancora attenuate. Tra i fattori di rischio figurano il trasferimento dei maggiori costi energetici ai prezzi di fondo, la resilienza dei consumi e le pressioni sui prezzi associate agli investimenti nell'AI.La banca ritiene tuttavia improbabile un rialzo immediato, anche perché diversi esponenti della Fed hanno ridimensionato le aspettative di una stretta a ottobre. Con i mercati che attribuivano una probabilità inferiore al 10% a un rialzo al momento della pubblicazione, una mossa restrittiva avrebbe potuto provocare ulteriore volatilità a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato.Barclays si aspetta due dissensi favorevoli a un rialzo da parte dei presidenti delle Federal Reserve regionali Beth Hammack e Lorie Logan, con la possibilità che si aggiungano Neel Kashkari o Christopher Waller.La banca prevede un primo rialzo a dicembre, a condizione che i dati su inflazione e attività economica rimangano solidi, seguito da un altro intervento a gennaio. La comunicazione della Fed dovrebbe sottolineare che l'inflazione non sta ancora convergendo verso l'obiettivo in modo sufficientemente chiaro e rapido e che saranno necessari ulteriori dati prima della prossima decisione.BCE: rialzo a dicembre dopo una pausa a ottobrePer la Banca centrale europea, Barclays prevede tassi invariati nella riunione del 29 ottobre, con il tasso sui depositi al 2,50%.La decisione rifletterebbe la valutazione secondo cui lo shock energetico rientra ancora nello scenario centrale delineato dalla revisione della strategia monetaria del 2025, che prevede una risposta misurata e graduale.L'attività economica ha mostrato una resilienza incoraggiante negli ultimi mesi, sostenuta dalle politiche fiscali e dalla domanda collegata al ciclo globale degli investimenti nell'AI. Tuttavia, i prezzi energetici più elevati e l'inasprimento delle condizioni finanziarie aumentano i rischi al ribasso. I dati su vendite al dettaglio e produzione industriale indicano inoltre un'attività...
Fonte: Teleborsa