Breaking News
Economia
1 ore fa
INPS: 16,4 milioni pensionati, donne prendono 34% in meno
(Teleborsa) - Al 31 dicembre 2025 i pensionati erano circa 16,4 milioni (16.388.149 complessivi, 15.794.919 quelli Inps), di cui 8 milioni di maschi e 8,4 milioni donne. La spesa lorda delle pensioni complessivamente erogate è stata di circa 371 miliardi di euro, in leggera salita dai 364 mld del 2024. È quanto rileva il rapporto annuale dell'Inps. Sebbene rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (51%), le donne hanno percepito il 44% dei redditi pensionistici, pari 63 miliardi di euro contro i 207 miliardi dei maschi. Rispetto al 2024, l'importo medio lordo mensile dei redditi pensionistici è aumentato dell'1,3% ed è risultato pari a 1.885,11 euro. Permane un divario di genere. L'importo dei redditi percepiti dagli uomini è infatti stato superiore a quello delle donne di circa il 34% (2.165,78 euro per gli uomini, 1.619,39 per le donne)Dal 1995 al 2025 l'età effettiva di accesso alla pensione è salita di 7 anni e 3 mesi rileva l'Inps sottolineando che lo scorso anno l'età media era di 64 anni e 10 mesi (64,8 anni nel 2024). Il totale delle pensioni, dunque, conferma la crescita progressiva dell'età media alla decorrenza relativa ai lavoratori dipendenti del settore privato a carico del fondo pensione lavoratori dipendentiNel 2025 per i 21,045 milioni di dipendenti pubblici e privati (esclusi operai agricoli e domestici; quelli pubblici sono 3,7 milioni) la retribuzione lorda media annua effettiva è stata pari a 27.649 euro, con una crescita del 3,6% rispetto all'anno precedente e del 14,5% rispetto al 2019. Il valore mediano della retribuzione annuale netta dei dipendenti full year full time tra il 2019 e il 2025 è aumentato del 19,2% recuperando di fatto l'inflazione.Nel 2025 i beneficiari di almeno una giornata di Naspi risultano pari a 2,845 milioni, in lieve aumento dello 0,4% rispetto all'anno precedente (nel 2024, a fronte di 2,834 milioni di beneficiari, la crescita era stata più sostenuta e pari al +3,7% rispetto al 2023). Nel 2025 l'incremento dei beneficiari si colloca in un contesto di moderata espansione dell'occupazione, con una dinamica più contenuta rispetto all'anno precedente sia per i contratti a termine (+0,3%) che per quelli a tempo indeterminato (+1,2%). Prosegue, inoltre, la riduzione dei trattamenti riferiti ai lavoratori domestici (-5,6%), in linea con il calo già registrato nel 2024 (-5,8%) e coerente con la contrazione osservata nel settore"I risvolti sociali della transizione demografica sono quelli che più di tutti mettono alla prova il nostro modello di protezione sociale. L'Italia è un Paese che invecchia, che fa meno figli, che vive più a lungo, che chiede alle famiglie di sostenere una parte enorme della cura quotidiana. La denatalità non è soltanto un fenomeno demografico, ma una domanda sul futuro". Lo ha detto il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, illustrando alla Camera il rapporto annuale dell'istitutoTra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra-Ue "sono cresciuti di oltre il 35% e oggi un lavoratore dipendente su sette è straniero. Si tratta di un dato che va letto con serietà, al di fuori di contrapposizioni ideologiche" I numeri evidenziano come una quota crescente della capacità produttiva e della base contributiva del Paese "dipenda anche dalla capacità di governare i flussi migratori, orientandoli verso i fabbisogni del sistema produttivo e accompagnandoli con per corsi di formazione, legalità, integrazione e lavoro regolare - ha affermato Fava - l'integrazione, per essere autentica e sostenibile, deve fondarsi sul rispetto delle regole, della Costituzione e dei valori culturali e civili del nostro Paese. Non come chiusura identitaria, ma come patto di convivenza, responsabilità e appartenenza. Solo così il contributo dei lavoratori stranieri può trasformarsi in partecipazione piena alla vita economica e sociale, riducendo l'irregolarità, rafforzando le tutele, preservando la concorrenza leale e sostenendo gli equilibri contributivi".Il presidente dell'Inps ha inoltre sottolineato che "dal 2022 la crescita di professionisti e collaboratori, rispettivamente del 23 e del 15%, segnala una trasformazione profonda. Una parte del lavoro contemporaneo chiede giustamente autonomia, flessibilità e competenze nuove. Ma quella stessa flessibilità, se non regolata, può produrre discontinuità reddituale, carriere intermittenti e contribuzioni deboli"
Fonte: Teleborsa