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Economia
1 ore fa

S&P, consumi e retail europei: le ripercussioni di Hormuz potrebbero protrarsi

(Teleborsa) - L'accordo di intesa (Memorandum of Understanding, MOU) tra Stati Uniti e Iran rappresenta soltanto il primo passo verso una possibile stabilizzazione della situazione in Medio Oriente. Secondo S&P Global Ratings, permane un elevato grado di incertezza sulla durata e sull'intensità del conflitto e sulle sue possibili conseguenze per i prezzi delle materie prime, le catene di approvvigionamento, le economie e le condizioni del credito.L'agenzia, precisando che il report non costituisce un'azione di rating, sottolinea che le proprie previsioni di base sono caratterizzate da un significativo livello di incertezza e che eventuali sviluppi del contesto geopolitico potrebbero portare a una revisione delle valutazioni macroeconomiche e creditizie. Tra gli effetti destinati a durare più a lungo figurano l'aumento dell'inflazione e dei tassi di interesse, anche nel caso in cui il memorandum tra Stati Uniti e Iran resti in vigore. Gli incrementi dei costi delle materie prime, degli imballaggi, dei trasporti e della logistica vengono considerati gestibili, ma andranno ad aggiungersi alle pressioni già esistenti sui margini delle aziende dei beni di consumo e della distribuzione, che continuano a fare i conti con volumi di vendita deboli e una limitata capacità di trasferire gli aumenti dei costi ai consumatori finali.Secondo S&P Global Ratings, l'impatto diretto del conflitto in Medio Oriente sui rating del settore rimane finora contenuto. Tuttavia, gli effetti indiretti tendono a essere più diffusi e persistenti. L'agenzia prevede una domanda debole per i consumi discrezionali e un rafforzamento della ricerca di convenienza da parte delle famiglie, chiamate a fronteggiare la riduzione del reddito reale e condizioni di finanziamento più restrittive.Il memorandum tra Washington e Teheran non elimina inoltre il rischio di nuove interruzioni nel traffico attraverso lo Stretto di Hormuz. Qualora il calo dei prezzi del petrolio dovesse consolidarsi, le imprese del comparto consumer e retail potrebbero beneficiare di un alleggerimento dei costi energetici e di una graduale normalizzazione della logistica, anche se il ritorno alle condizioni precedenti al conflitto richiederà probabilmente diversi mesi.Nello scenario di base, S&P non prevede pressioni significative sui rating. Il rischio principale resta però la tenuta della riapertura dello Stretto di Hormuz: un eventuale deterioramento della situazione ridurrebbe il potere d'acquisto delle famiglie e provocherebbe nuove carenze nelle catene di approvvigionamento, con effetti che andrebbero oltre il petrolio greggio, coinvolgendo anche i prodotti petroliferi raffinati, gli imballaggi e i fertilizzanti.L'inflazione continua a pesare sull'EuropaDallo scorso mese di marzo l'inflazione è aumentata sensibilmente nella maggior parte dei Paesi europei, principalmente a causa del rialzo dei prezzi dell'energia. Con l'emergere degli effetti indiretti, S&P Global Ratings ha rivisto al rialzo le proprie previsioni sull'inflazione di fondo per il 2027.Secondo lo scenario di base, l'inflazione dovrebbe raggiungere un picco intorno al 4% nel terzo trimestre del 2026 e tornare all'obiettivo soltanto all'inizio del 2028. L'agenzia ha rivisto al rialzo le stime sull'inflazione per il 2026 di 0,7 punti percentuali per l'Eurozona e di 0,8 punti percentuali per il Regno Unito. Parallelamente, la previsione di crescita del PIL dell'Eurozona è stata ridotta di 0,5 punti percentuali, portandola allo 0,5%. Anche i consumi delle famiglie risentiranno del rallentamento della crescita economica.Il mercato del lavoro europeo ha rappresentato uno dei principali elementi di resilienza dell'economia dopo gli shock dell'offerta succedutisi dalla pandemia di Covid-19. Nello scenario di base, S&P prevede un moderato aumento della disoccupazione nel 2026. Poiché la crescita dei salari continua a superare quella della produttività, molte imprese stanno già assorbendo l'aumento del costo del lavoro attraverso una compressione dei margini. Questa situazione aumenta la probabilità di blocchi nelle assunzioni o di interventi più incisivi sugli organici nel caso di un ulteriore rallentamento dell'attività economica. Un peggioramento più marcato del ciclo economico potrebbe tradursi in una diminuzione più significativa dell'occupazione.Nonostante il calo del reddito disponibile delle famiglie, i consumatori europei continuano a beneficiare di un mercato del lavoro ancora resiliente, seppur in progressivo indebolimento, oltre che di consistenti risparmi accumulati, che contribuiranno in parte ad attenuare gli effetti degli shock economici.Il report evidenzia infine come la fiducia dei consumatori, già debole prima dello scoppio del conflitto in Medio Oriente, sia ulteriormente peggiorata nelle principali economie mondiali. Secondo S&P Global Ratings, il recupero della fiducia richiederà tempo anche dopo un'eventuale risoluzione del conflitto.
Fonte: Teleborsa